Acr Messina, nota della società

Sollecitati, chiamati in causa, offesi in maniera neanche troppo sottile. Ancora una volta. E allora, spettabile Gazzetta del Sud e gentilissimo Mauro Cucè, visto che ritenete assordante il nostro silenzio, accogliamo i Vostri inviti, per quanto non proprio carini, e rompiamo il silenzio. Ecco i nostri pensieri sulla vicenda relativa allo striscione contenente un’offesa nei confronti del giornalista Marco Capuano e ai Daspo che ne sono seguiti.

Proveremo ad esser chiari, punto per punto, e ci scusiamo in anticipo se non faremo buon uso dell’ipocrisia. Partiamo dalla considerazione più semplice: quello striscione era proprio brutto da vedere, sgraziato, inopportuno. E non rende onore in primis ad una tifoseria meravigliosa come la nostra. Detto ciò, non ci sentiamo certo responsabili dell’accaduto, se non per il mancato controllo che la società è tenuta ad osservare insieme alle forze dell’ordine. Staremo più attenti e, se può servire, di questo ci scusiamo. Ma quello striscione non ci appartiene, non ha a che fare con noi, con il nostro modo di esprimerci e di ragionare. Noi abbiamo i nostri modi e i nostri canali per esprimere le nostre opinioni. E’ per questi motivi che non ci siamo sentiti in dovere di intervenire pubblicamente, perché noi con quello striscione non abbiamo nulla a che fare e non dobbiamo rendere conto di azioni che non ci appartengono minimamente. Qualcuno avrebbe preferito una nota intrisa di retorica ed ipocrisia? Ci dispiace, non fa per noi.

E passiamo alla vicenda relativa all’emissione dei Daspo. Troviamo particolarmente rigidi questi provvedimenti. Sei persone sanzionate, quasi “a campione”, su diverse decine che tenevano “in piedi” quello striscione (bruttissimo, ribadiamo per chiarezza). Un lungo periodo senza campo, senza il Messina, senza poter sostenere la propria squadra per sei persone che probabilmente non conoscevano neppure il contenuto di quello striscione. Tra questi c’è il nostro club manager Pierluigi Parisi. Che ha delle colpe, indubbiamente. Magari avrebbe dovuto seguire la gara dalla tribuna, come ogni altro dirigente. Certamente avrebbe dovuto verificare il contenuto dello striscione, fare più attenzione, visto anche il ruolo pubblico che ricopre. Ma di una cosa siamo assolutamente sicuri, della moralità di Pierluigi Parisi. Conosciamo il suo animo, la sua indole, i suoi principi, sappiamo quanto sia lontano dalla violenza fisica e verbale, dalla maleducazione, dalla brutalità. Siamo straconvinti della sua estraneità ai fatti, della sua inconsapevolezza relativamente al contenuto di quello striscione. E attendiamo che la giustizia faccia il suo corso, certi che sarà provata la sua innocenza. Non prendiamo le distanze da una persona con cui condividiamo i valori sani dello sport.

Questi sono i nostri pensieri sull’argomento. E restiamo a disposizione per ogni ulteriore approfondimento, se dovesse servire. Non li avevamo espressi pubblicamente per non dare ulteriore risalto ad una vicenda che non ci piace affatto, per non far circolare ancora l’immagine di quello striscione così offensivo e verbalmente violento, un po’ come l’editoriale del signor Mauro Cucè che oggi ci definisce anche “professionisti del dilettantismo”, evidenziando avversione e mancanza di rispetto verso una società che porta il nome di Messina e la sua tifoseria. E ci offende, prendendo a pretesto il nostro silenzio. Con incoerente coerenza. Anche questo è un ossimoro.